Arte
Etichette e cultura
Lo stile Inama è inconfondibile e iconico, ricorda la bellezza senza tempo di ispirazione Palladiana.
Le etichette delle nostre bottiglie infatti raccontano un momento chiave della cultura del Veneto, legata al percorso dell’architetto vicentino Andrea Palladio sotto la repubblica di Venezia. A cavallo tra il 15esimo e 16esimo secolo infatti, il Palladio reintrodusse gli elementi tipici dell’architettura dell’antica Grecia e Roma, in una prospettiva moderna, andando a mettere le basi dello stile “neoclassico”. Dalle ville venete dell’epoca, fino alla Casa Bianca di Washington DC, lo stile palladiano ha dettato i canoni di bellezza per i secoli a venire.
Lo stile neoclassico si mostrava anche nelle stampe tipiche dell’epoca, antiche incisioni che fino al 17esimo secolo hanno caratterizzato libri e documenti.
I tratti imperfetti dell’arte incisoria, sommati però allo studio dei font classici e delle sue evoluzioni, davano un certo senso grafico alle pagine che venivano scambiate anche tra le università di Padova e Venezia, e quelle di Oxford, Londra, Parigi, Praga.


LA PRIMA FASE
Stefano Inama, alle prime bottiglie per gioco, si affidò ai consigli di Nicholas Wood, padre del suo amico di università John. Nicholas era infatti un incredibile creativo, artista poliedrico e illuminato, innamorato perdutamente dello stile neoclassico italiano. Le prime etichette nacquero dunque dalla visione della cultura e dalla volontà di dare quel senso antico dei libri di quell’epoca alle etichette dei vini. Come i frontespizi di quei volumi che Nicholas aveva nel suo studio, si cercò di unire le incisioni dell’epoca per formae il carattere unico di Inama.
Nicholas prese in mano le stampe originali di Andrea Palladio, dei successori come Inigo Johns, o addirittura dall’enciclopedia parigina Diderot D’Alembert, e armato di entusiasmo e allegria, fotocopiò, ritagliò e incollò su dei cartoncini alcuni dettagli, dalle lettere a delle figure. Il risultato della composizione venne dunque inviato via fax a Stefano, che entusiasta decise dunque di utilizzare l’idea per le proprie etichette.
Insomma, libri antichi, fotocopiatrice, forbici, colla e fax. Con questi strumenti nacque lo stile di Inama. Ecco di seguito alcuni esempi dei cartoncini originali.

LA SECONDA FASE
Nicholas Wood fu molto attivo, e visitò in svariate occasioni la famiglia Inama nei suoi viaggi italiani alla ricerca di bellezza. Le etichette disegnate furono dunque quelle di: Vulcaia, Vulcaia Fumè, Vin Soave, Foscarino, Chardonnay, Campo dei Tovi, Du Lot, Bradisismo (2000)
In seguito alla sua scomparsa, ci fu una fase intermedia di 15 anni in cui non si sapeva come indirizzare le etichette dei nuovi vini: ne sono esempio le prime versioni delle etichette di Carmenere Più e Oratorio, disegnate a pennino, e Carminium, un acquerello. La difficoltà era infatti ritrovare qualcuno con quella cultura e conoscenza delle stampe antiche, in grado di avere la visione dello stile Inama. Fu solo con l’entrata in azienda di Alessio Inama, nuovo spirito creativo, che si trovò la quadra.
Da una sua ispirazione nacque infatti l’etichetta di Carbonare, ma fu dall’incontro con l’architetto Matteo Morelli che si aprì la nuova fase delle etichette Inama. Conosciuto tramite un’amicizia in comune a Tokyo, Matteo si rivelò essere un collezionista di libri antichi, oltreché designer esperto. Le giovani menti creative hanno dunque dato vita alle seguenti etichette: I Palchi, le nuove versioni di Carmenere Più e Oratorio, Vintage Collection, Capital. Seguono inoltre lavori sul packaging, poster, e branding in generale.